PB Approved

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Durante le nostre peregrinazioni birraie (cotte pubbliche, degustazioni, concorsi…) noi del Team Personal Brewery abbiamo l’occasione di parlare con molta gente: spesso la conversazione avviene con persone poco esperte, per meglio dire neofiti, che ci approcciano per soddisfare qualche curiosità. Ho notato che molte volte i loro discorsi cominciano con una frase del tipo: “Una volta sono capitato per caso in un pub strano dove servono birre artigianali e…”.

Già, il pub: quello che per noi birrofili è un luogo abituale in cui andare a bere a botta sicura una buona craft beer, da altri è considerato poco più di un bar con l’unica differenza (quasi una seccatura) che generalmente li il caffè fa schifo ma in compenso hanno diverse tipologie di birra. Se poi stiamo parlando di un pub dove viene servita birra artigianale allora la faccenda si complica perché il numero di spine si moltiplica e i nomi delle birre diventano sempre più strani e sconosciuti. Capisco che per il nostro amico neofita possa rappresentare un’esperienza traumatica da condividere con noi.

Personalmente amo bere al bancone possibilmente accanto alle spine: mi piace osservare cosa ordina la gente e come il gestore del locale si pone nei confronti della clientela più o meno esperta. A volte ho assistito a siparietti davvero comici (altre volte si è sfiorata la rissa) derivanti dalle fatidiche richieste: “Mi fai una Corona sale e limone?”, oppure: “Ce l’hai una bella bionda gelata?”, per concludere col sempre in voga: “Vorrei una doppio malto, possibilmente rossa”.

Ma capita anche che il cliente meno sborone capisca di essere entrato in un luogo in cui la birra ha una certa rilevanza: se ne rende conto dal fatto che non vede il solito frigo verde nell’angolo del locale e che su nessuna parete c’è il poster pubblicitario del faccione baffuto che sorseggia il suo boccale. E allora? Allora in qualità di cliente umile cerca di capire, si guarda intorno, fa uno sforzo e legge la lista delle birre: IPA, APA, Pacific, Helles, Belgian Strong di qua e di la…I più disperati presi dal panico si fermano quando trovano la prima Pils, provvidenziale ancora di salvezza in quel marasma di sigle: almeno è un nome letto su qualche etichetta al supermercato, sanno che è bionda e leggera…e finiscono immancabilmente per ordinare quella precludendosi un ventaglio di possibilità che (ahi loro!) rimarrà per sempre sconosciuto.

I più audaci invece seguono l’istinto e osano sfidare l’ignoto, spesso affidandosi a criteri di scelta discutibili derivanti da presunte doti divinatorie: “Gueuze? mai sentita…ma il nome mi ispira: prenderò un litro di quella!” con le conseguenze che nel 99% dei casi possiamo facilmente immaginare. E’ evidente che tutte queste situazioni grottesche sarebbero evitate se esistesse un divino protettore dei bevitori che invocato dal loro imbarazzo abbandonasse le sfere celesti e scendesse sulla terra per consigliare che birra ordinare. Forse ho un po’ esagerato con la fantasia ma sta di fatto che spesso questo “dio” esiste davvero e non c’è nemmeno bisogno di cercarlo lassù perché è proprio li a un metro, dietro le spine che pende dalle nostre labbra: il publican! Chi meglio di lui è in grado di assistere l’assetato e titubante avventore? Chi meglio di lui conosce le caratteristiche e lo stato delle birre che sta servendo?

Sono abbastanza convinto che la qualità di ciò che ci troviamo nel bicchiere dipenda in larga parte da chi ha prodotto la birra è ovvio, ma per una buona percentuale dipende anche dal modo in cui ci è stata servita. E non parlo solo di ciò che il cliente vede con i suoi occhi ovvero la fase di spillatura, bensì di tutto quel mondo nascosto che riguarda la pulizia e la regolazione dell’impianto, la conservazione e sostituzione dei fusti ecc ecc…Ma questo è un altro argomento su ci sarebbe molto da dire e non ho intenzione di farlo in questa sede. Ciò che ho voluto evidenziare con questo preambolo semiserio è il ruolo fondamentale che sta assumendo la figura del publican dietro il bancone sia per quanto riguarda la scelta delle birre, la loro conservazione e il loro servizio, ma anche e soprattutto per il rapporto che egli è in grado di stabilire con il bevitore.
Per noi del team Personal Brewery è un piacere essere ospitati da gestori competenti, mossi da una vera passione per il mondo della birra e non dal mero interesse economico: è un utilissimo momento di confronto tra gli estremi di una catena che parte da chi la birra la produce e arriva a chi la consuma, passando per chi la serve.

Proprio per questo motivo abbiamo deciso di dare maggiore risalto ai locali in cui sia garantito il livello più alto di servizio al consumatore finale, sia esso esperto o meno. E’ nato quindi un progetto che abbiamo deciso di chiamare PERSONAL BREWERY APPROVED che ha come obbiettivo la valorizzazione di quei personaggi che a nostro avviso si distinguono per conoscenza, esperienza, professionalità ed empatia intesa come capacità di consigliare e spiegare le birre al cliente. Non vogliamo limitarci ai pub (e quindi ai publican) ma vogliamo estendere la nostra valutazione a tutte le situazioni in cui capita di interfacciarsi con una persona che ha il compito di venderci una birra: un bar, un beer shop, un ristorante o addirittura durante una fiera. Chiaramente non intendiamo dare sentenze insindacabili in stile Guida Michelin, ma ci sembra utile e stimolante dare un consiglio alle persone che conoscono il nostro metro di giudizio e sanno che quando entrano in un locale PB APPROVED, troveranno di sicuro competenza e cultura birraia. Mi sembra quasi superfluo specificare che questa nostra iniziativa non ha alcun fine di lucro o pubblicitario: i nostri giudizi saranno sempre trasparenti e imparziali.

A livello pratico la valutazione avverrà dopo aver visitato almeno una volta il locale e aver conosciuto in modo sufficientemente approfondito il personale che gestisce la rotazione delle spine e il servizio. La recensione verrà pubblicata sul nostro blog in un’apposita sezione; se il locale soddisferà i criteri minimi per essere dicharato PB APPROVED allora verrà consegnata una vetrofania da mostrare all’ingresso con un QR code che rimanderà alla pagina del blog contenente la recensione in modo tale che tutti possano leggerla ed eventualmente postare un commento. Inoltre verrà rilasciato un attestato cartaceo che il gestore del locale potrà decidere se mettere in mostra o meno.

La scelta dei locali da recensire non presenta nessun vincolo legato al tipo di impianto di spillatura, al numero di spine o tanto meno ai nomi dei birrifici che vengono serviti. Visiteremo i locali in cui capiteremo più o meno casualmente durante le nostre sopracitate peregrinazioni, oppure quelli che ci verranno segnalati tramite il blog. Ci teniamo a ribadire che questa nostra iniziativa non ha alcun fine pubblicitario ma possiede l’unico scopo di fornire un’indicazione per i meno esperti nonché uno spunto di discussione e confronto. Noi tutti ci auguriamo che questa iniziativa abbia successo, non tanto per la nostra visibilità quanto perché speriamo attraverso le nostre recensioni di creare uno spirito critico consapevole tra i consumatori di birra e magari un briciolo di sana competizione tra i locali, che (almeno nei miei sogni) faranno a gara per fregiarsi del titolo PB APPROVED! Occhio però perché l’approved non è per sempre come i diamanti: il team di Personal Brewery garantisce il costante monitoraggio dei locali “approvati” in modo tale da assicurare sempre lo standard qualitativo previsto. Tutto chiaro?

Quindi se sei un buon bevitore e conosci un locale dove il proprietario è un vero geek della birra che predica nel deserto, faccelo sapere e compatibilmente con i nostri impegni andremo a visitarlo!
Sei in giro in un quartiere ostile e sconosciuto e non sai dove andare a bere una pinta servita come Dio comanda? dai un’occhiata al blog, magari nei paraggi trovi un locale PB APPROVED !